Sessant’anni di Sputnik tra scienza e fantascienza

Il 4 ottobre 1957 l’Unione Sovietica dava il via all’era spaziale mettendo in orbita il PS-1, acronimo per Prostejshij Sputnik-1  (Satellite Semplice-1), una palla pressurizzata di alluminio da quasi 84kg contenente un apparato in grado di trasmettere dati telemetrici a 20 e 40 MHz. Chi, come il sottoscritto, nel 1957 non c’era, potrà solo immaginare con un po’ di invidia l’emozione delle centinaia di radioamatori che tentarono e riuscirono a ricevere le emissioni di questo satellite nei 22 giorni in cui rimase in funzione prima che le batterie di bordo si esaurissero.

In questi giorni le associazioni di radioamatori si preparano a celebrare il sessantesimo anniversario di questo formidabile evento con numerose iniziative. Tra queste ha attratto la mia attenzione quella dell’AIRE Piemonte e Valle d’Aosta che il 2 settembre festeggerà l’inaugurazione del “Centro d’Ascolto Spaziale Torre Bert” dei fratelli Judica Cordiglia.

La politica dell’Unione Sovietica prevedeva una propaganda basata sulla pubblicazione esclusiva di folgoranti successi, mentre fallimenti ed incidenti dovevano essere sistematicamente nascosti e negati. I fratelli Judica Cordiglia, all’epoca ancora studenti, divennero presto famosi per i loro ascolti sensazionali su eventi avvenuti nello spazio: i rapporti da Torre Bert, il “centro d’ascolto spaziale” da loro fondato, raccontavano una realtà diversa, fatta di successi ma anche di problemi e terribili incidenti.

Tanti articoli di giornale dell’epoca, trasmissioni radiofoniche, un 33 giri edito da Fonit-Cetra intitolato “Voci dal cosmo”, un libro intitolato “I banditi dello spazio” degli stessi Judica-Cordiglia e documentari moderni come “I pirati dello spazio” di History Channel o “Voci dallo spazio” di Voyager,  raccontano le prodezze tecniche e le registrazioni audio dei due giovani. Famose quella della voce di Yuri Gagarin e quella, più inquietante, della terrorizzata Lyudmila, la cosmonauta incenerita nello spazio.

I racconti di Torre Bert erano veramente entusiasmanti, un’epopea degna dei migliori romanzi. Ma si trattava di scienza… o fantascienza?

Crolla il muro di Berlino

A partire dal 1986, con la Glasnost’ di Michail Gorbačëv, l’Unione Sovietica cominciò a desecretare montagne di documenti tra cui quelli della corsa allo spazio. Nel 1989, con la morte di  Valentin Gluško, ultimo difensore della segretezza del fallito programma lunare sovietico, anche questo aspetto venne completamente alla luce. Nel decennio successivo, vennero pubblicati articoli, libri, interviste e documentari che fecero un quadro completo e coerente di quella che fu l’impresa spaziale sovietica. I quattro volumi “Rockets and People” scritti da Boris Chertok, all’epoca responsabile dei sistemi di controllo missilistico, raccontano nei dettagli la miriade di insuccessi ed incidenti che l’industria missilistica sovietica dovette sopportare. Narrano delle difficoltà politiche e tecniche, i compromessi che dovettero accettare e i problemi da risolvere. Riportano tutti i dettagli e i retroscena del terribile incidente di Nedelin, quando a Bajkonur un prototipo di missile R-16 esplose sulla rampa di lancio uccidendo oltre cento persone. Raccontano di Vladimir Komarov, che morì carbonizzato nella Soyuz-1 terminata la fase di rientro. Raccontano anche dello Sputnik, un satellite “giocattolo” di ripiego voluto da Korolyov tanto per avere qualcosa da mettere in orbita quando si rese conto che i vari istituti scientifici, non riuscendo a mettersi d’accordo sulle strumentazioni da imbarcare, non sarebbero mai arrivati in tempo all’appuntamento fissato per il lancio con qualcosa da mettere in orbita.

Con tutte queste informazioni a disposizione, è oggi possibile valutare quanto l’operato di Torre Bert vada annoverato tra la scienza o la fantascienza. A questo ci ha pensato il CICAP nel 2013, pubblicando un libro intitolato “Il mistero dei cosmonauti perduti” a firma di Luca Boschini, disponibile come ebook a soli 4.99€, di cui consiglio caldamente l’acquisto. Il libro dedica un intero capitolo ai fratelli Judica Cordiglia, analizzando nel dettaglio le prove da loro fornite e confrontando i loro rilevamenti con gli eventi che i documenti a disposizione oggi, ci dicono realmente accaduti. Boschini, con un minuzioso lavoro di confronto tra più fonti e di validazione di ogni dettaglio con esperti indipendenti, seguendo un approccio scientifico rigoroso e verificabile, fornisce un quadro della realtà decisamente credibile.

Realtà e fantascienza

I fratelli Judica Cordiglia a Torre Bert
I fratelli Judica Cordiglia a Torre Bert

Un tabellone orbitale animato appeso al muro, orologi, tabelle, complicate apparecchiature sulle scrivanie, tecnici sempre in camice bianco: la scenografia di Torre Bert come centro scientifico era assolutamente perfetta. Ma la qualità del lavoro prodotto era all’altezza delle apparenze?

Ai tempi dello Sputnik, i fratelli Judica Cordiglia, analogamente ad una ventina di altri radiodilettanti, inviarono i propri rapporti d’ascolto a Radiorivista: furono tutti bacchettati dal professor Gianfranco Sinigaglia per la superficialità e lo scarso rigore nei dati inviati.

Al contrario dei “pirati” in camice bianco di Torre Bert, i due fratelli Giovanni e Bruno Fracarro di Castelfranco Veneto, fecero un rapporto di una qualità tale da essere usato da Sinigaglia come esempio di come si sarebbe dovuto procedere. Per poter avere rilevamenti più precisi, i Fracarro costruirono ricevitori e antenne per i 40MHz, meno soggetti a riflessioni e nei quali erano possibili antenne a maggior direttività rispetto ai 20 MHz ricevuti dagli altri. Raccolsero minuziosamente i

Radio Rivista n.3/1958
Radio Rivista n.3/1958

dati per settimane e li sottoposero (senza computer) ad una pesante analisi matematica che consentì loro di ottenere informazioni precisissime sulle caratteristiche dinamiche del satellite e delle sue orbite. I loro dati, pubblicati integralmente su Radio Rivista, erano così accurati che consentirono agli osservatori di Trieste, Milano e Asiago, allora privi delle moderne tecniche di inseguimento, di calcolare gli istanti precisi di sorvolo dello Sputnik e fotografarne l’ultimo sta

dio che orbitava di fianco al piccolo satellite. Curiosamente, forse perché più attenti al rigore dei loro dati che alla propria promozione sulla pubblica scena, non furono i fratelli Fracarro ad essere ricordati come pionieri degli ascolti dello Sputnik.

A differenza dei Fracarro, le apparecchiature e le tecniche a disposizione di Torre Bert non erano all’altezza del tipo di “verifiche scientifiche” che venivano da loro dichiarate. Boschini nel suo libro analizza i criteri di validazione illustrati dai fratelli Judica Cordiglia, tra cui il rilevamento dell’effetto doppler. In onde corte a 20 MHz questo effetto, molto lieve e appena percepibile oggi con strumenti moderni, era da loro dichiarato “ascoltabile ad orecchio”. Sul vinile “Voci dallo spazio”, su alcuni ascolti la voce annuncia la presenza evidente del caratteristico effetto doppler, ma ad una analisi con strumentazione moderna si scopre che non ne ve n’è alcuno.

Non solo, ma spesso i rilevamenti di Torre Bert erano riportati in maniera poco credibile. Ad esempio, secondo gli orari dei loro resoconti, ascoltarono la Vostok-2 quando stava sorvolando la Nuova Zelanda, l’India, il Mar Morto e l’Egitto, cioè in posizioni al di sotto dell’orizzonte di Torino. Ammesso che gli ascolti fossero realmente avvenuti, sarebbero stati segnali ricevuti in propagazione ionosferica, in violazione delle loro stesse regole di validazione, di nessuna utilità per stabilire posizione e orbita dell’emittente.

Yuri Gagarin

Il 12 aprile 1961 l’Unione Sovietica spedì in orbita Yuri Gagarin. La sera stessa i fratelli Judica Cordiglia fecero il botto mediatico dichiarando di aver ascoltato e registrato la voce di Gagarin in volo sulla Vostok. In onda sulla RAI, un’interprete di Torre Bert lesse la traduzione della registrazione dei fratelli torinesi. Il giorno dopo Stampa Sera pubblicò maggiori dettagli, tra cui la durata del dialogo ricevuto, pari ad oltre 40 minuti. Confrontando gli orari dichiarati dai Judica Cordiglia con le informazioni ufficiali in seguito venute a disposizione, Boschini scoprì che la presunta registrazione avvenne quando Gagarin era nel periodo di silenzio radio obbligato causa ionizzazione da rientro e continuò anche dopo l’atterraggio! Non solo, ma le recenti rivelazioni mostrano come la Vostok per un guasto fosse finita in una rotazione vorticosa e Gagarin, nel panico ed impegnato a trovare una soluzione per non lasciarci la pelle, comprensibilmente non trasmise quasi nulla in radio.

Poco tempo dopo, l’audio della registrazione di Yuri Gagarin di Torre Bert fu pubblicata da Fonit Cetra sul 33 giri intitolato “Voci dal Cosmo”. Tradotta oggi da madrelingua russi interpellati da Boschini, il testo della registrazione presunta di Gagarin, sorprendentemente, risulta totalmente diverso da quanto letto la prima volta. Inoltre non presenta il timbro di voce del famoso astronauta né corrisponde minimamente alle trascrizioni ufficiali delle comunicazioni radio. Essa sembra contenere un dialogo goliardico tra radioamatori incentrato sulla vodka, dove uno dei due assicura che difficilmente si sarebbe pisciato addosso un’altra volta.

Successivamente la famosa registrazione di Yuri Gagarin cambiò anpcora. Nel 2007 il settimanale Focus e il sito Tecnocino pubblicarono un’altra versione fornita da Achille Judica Cordiglia. Questa volta la voce era veramente di Gagarin e le frasi pronunciate erano conformi alle trascrizioni ufficiali. La cosa curiosa è che tale registrazione era identica a quella pubblicata dall’Unione Sovietica in un documentario propagandistico intitolato “Yurij Gagarin v Kosmose”, comprese la mancanze di alcune frasi presenti nelle trascrizioni ma “tagliate” dai russi nel documentario.

La morte di Lyudmila

Una delle registrazioni che più colpì la coscienza popolare fu quella del maggio 1961, dove, incredibilmente unici al mondo, intercettarono per tre giorni l’astronauta Lyudmila che, terrorizzata, chiedeva aiuto mentre bruciava viva nella sua capsula spaziale. Nella trascrizione fornita dai fratelli Judica Cordiglia, la donna si lamentava del caldo, della mancanza di ossigeno, segnalava un principio di incedio e chiedeva se sarebbe precipitata, pronunciando ad un certo punto la frase questo il mondo non lo saprà, divenuta sottotitolo emblematico del libro dei Judica Cordiglia “I banditi dello spazio”. Oggi si sa che in quei giorni non vi erano navicelle sovietiche nello spazio e che l’impiego di cosmonaute donne fu deliberato solo nel dicembre dello stesso anno.

Luca Boschini, nel suo libro intitolato “Il mistero dei cosmonauti perduti”, riporta e commenta la traduzione della registrazione ad opera di madrelingua russi. La registrazione, che nei primi due giorni contiene anche le voci di due uomini poi spariti nel nulla, contiene la voce di una donna che parla russo con errori ed accento straniero. Non usa la terminologia in uso nelle operazioni spaziali e molte frasi sono state fraintese. Dal gergo impiegato, sembra parlare da un impianto industriale o una miniera. Non si sa quindi cos’abbiano intercettato e registrato i fratelli Judica Cordiglia, ma quasi certamente nulla che avesse a che fare con lo spazio.

La foto della Luna

Nel 1963 l’Unione Sovietica lanciò la sonda lunare automatica Luna-4. I fratelli Judica Cordiglia ricevettero dallo spazio una fotografia della luna trasmessa dalla sonda che fu pubblicata sull’Unità del 6 aprile 1963. Già il fatto della mera ricezione era assolutamente strepitoso: i segnali dalle sonde lunari erano così deboli che i russi usavano una parabola da 30m raffreddata ad azoto liquido per ridurre il rumore e in alcune occasioni dovettero ordinare il silenzio radio della flotta nel Mar Nero per sentire qualcosa. A Torre Bert invece, unici al mondo, ricevevano tutto e di più con comuni antenne!

Ma il particolare più incredibile è che la sonda Luna-4, per motivi di peso… non imbarcava alcuna telecamera! Mai avrebbe potuto trasmettere qualsivoglia fotografia! L’immagine fornita dagli Judica Cordiglia non aveva le caratteristiche righe delle immagini trasmesse in precedenza da Luna-3 ma sembrava un disegno a matita. Non solo, ma ritraeva la parte visibile da Terra del Mare Orientale nei momenti di librazione ottimale, area che non solo mai era stata sorvolata prima da missioni lunari, ma che in quei giorni era pure totalmente in ombra. E’ possibile che si trattasse di una illustrazione trovata su una rivista di settore, ma la sua provenienza non fu mai accertata con sicurezza.

Conclusioni

Per quanto mi riguarda, l’analisi di Boschini ed gli altri testi che ho avuto modo di visionare personalmente lasciano poco spazio a dubbi. La storia di Torre Bert è estremamente avvincente, ma credo non sufficientemente “scientifica” per rappresentare un evento scientifico dall’impatto epocale come il lancio dello Sputnik. Forse inebriati dalla popolarità, con la pressione dei giornalisti che stazionavano a casa loro in attesa di scoop, i pirati dello spazio si trovarono a fornire informazioni di provenienza incerta o addirittura fabbricate di sana pianta, contravvenendo così a qualunque rigore scientifico. La loro storia fu un formidabile successo popolare che ancora oggi frutta fama, comparse in TV, citazioni ed inviti ad eventi in veste di esperti; ciononostante, le celebrazioni dei sessant’anni dello Sputnik dovrebbero essere dedicate ai fratelli Fracarro, gli unici ad aver eseguito rilevamenti del satellite artificiale con il rigore scientifico necessario a garantire verità ed utilità delle informazioni.

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